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il sito esclusivamente dedicato alla storia dell'Associazione Italiana Guide e Scout D'Europa Cattolici

Servizio extra-associativo dell’RS

Dopo aver lasciato l'incarico di Capo Gruppo iniziai un nuovo servizio insieme a mia moglie Paola in Parrocchia. Ci occupammo della catechesi alle coppie che chiedevano il Battesimo per i figli. Fu un esperienza importante perchè dopo tanti anni la scelta di servizio fatta con la partenza andava oltre la dimensione associativa.All'uscita di formazione del Distretto Roma Ovest del 2001 preparai questo testo, ispirato da quell'esperienza. A distanza di anni mi sembra ancora ricco di spunti e lo metto a disposizione di tutti quelli che stanno nella zona grigia, tra un passato di barrette e un futuro non si sa come. Oggi sono ancora catechista con Paola per i Battesimi, e contemporaneamente Akela del Roma 12. Alla fine si và dove il Signore ci vuole, sperando di riconoscere la sua voce.
Buona Strada
Bobbo

Servizio extrasocciativo dell’RS: scoutismo per adulti, volontariato, laicato o cos’altro?
Atteggiamento di Servizio permanente o Servizio permanente?

I parte

Ad ogni RS è richiesto di: “Affrontare la vita come un Servizio o meglio con un atteggiamento di Servizio, in casa, nel lavoro, negli ambiti pubblici: cercare di fare del bene e, nei limiti delle proprie possibilità, di aiutare ogni uomo che incontriamo affinché sia più uomo e più felice.” (1)
Un RS che riesce a mantenere questo impegno è un uomo o una donna capace di vivere la vita adulta nel rispetto della legge scout e della Promessa, e questo è già abbastanza per dire che la storia scout non è andata persa e non è rimasta un bel ricordo di gioventù.
La Partenza deve quindi essere vissuta come un atteggiamento di Servizio permanente, ma la Partenza è solo questo?
Dopo 3-4 anni di capo unità, anche 5 o 6 o 10, possiamo appendere il fazzolettone e accontentarci di essere un bravo ingegnere, avvocato, dottore, papà, mamma? Oppure l’orizzonte della Partenza può essere più ampio?
A proposito del capo il vecchietto diceva: “Il problema per lui diventa ora non “cosa mi può dare la vita”, ma “cosa posso dare io alla vita” (2).
Una domanda difficile ed impegnativa: “cosa posso dare io alla vita”?
Decido di dare alla vita qualche anno di Servizio come capo scout, e poi mi accontento di raccontarlo a figli e nipoti, oppure posso dare ancora dell’altro alla vita?
Probabilmente, ad un certo punto, qualcosa ci sfugge e per questo la bella storia del bravo capo riparto, capo cerchio, commissario, finisce, prima o poi, in un cassetto insieme a tante belle fotografie.
Proviamo a dare qualche risposta concreta, prima di proseguire?

- Ci sono casi concreti nel mio gruppo di ex capi della serie “ci siamo persi mamma mia che facciamo”? Che ne penso?
- Va bene così? In fondo uno non può fare lo scout a vita, e poi non c’è un’altra attività paragonabile allo scoutismo per la quale vale la pena impegnarsi. Oppure no?
- Bisogna comunque ritagliarsi un angolo di tempo per il Servizio? Oppure basta un atteggiamento di Servizio nel lavoro, in famiglia, etc.?
- Cosa c’è di male se un uomo o una donna adulti, con lavori impegnativi, con figli, arrivato il fine settimana escono a farsi un passeggiata o fanno un paio di orette di body building? Ma basta ad uno scout non fare del male passivamente?

Risposte individuali e dibattito

II parte

La proposta che può essere fatta a tutti indipendentemente dalla disponibilità di tempo e di occasioni concrete è il Servizio Extrassociativo. Bisogna però inquadrare meglio questo misterioso ufo dello scoutismo. C’è il rischio di fare un po’ di volontariato, un po’ di carità, un po’ di catechismo, oppure un’altra nobile attività umana, e non essere ancora arrivati a fare del vero Servizio Extrassociativo.
Innanzitutto per parlare di Servizio in senso scout dobbiamo conservare le caratteristiche che lo caratterizzano in ambito associativo: progressiva acquisizione di competenze, progressiva acquisizione di responsabilità, costanza nell’impegno, lavoro di pattuglia, gratuità etc. etc.
Queste caratteristiche vanno salvate e conservate nell’Extrassociativo altrimenti diciamo “do una mano quando posso” “ogni tanto cerco di esserci” non diciamo faccio Servizio!!
Allo stesso tempo non basta però essere competenti, costanti, responsabili; questo lo fa benissimo anche un volontario del WWF o della Protezione Civile, anche meglio di noi a volte.

Allora cosa manca ancora? Manca la missionarietà, manca quel sentirsi operai nella vigna, impegnati come laici nella Chiesa per la costruzione del Regno di Dio.
Se non siamo spinti dallo Spirito Santo a seguire Gesù Cristo verso il Padre, ancora è meglio non parlare di Servizio!
Ricapitolando un vero Servizio Extrassociativo deve essere sorretto da due grossi pilastri.
Da una parte i valori della Partenza:autenticità; padronanza di sé; attenzione agli altri; fede; entusiasmo; ottimismo; senso di responsabilità; stile personale.
Dall’altra le indicazioni del Concilio Vaticano II riguardo il ruolo dei Laici nella Chiesa, ribadite e rilanciate dalla esortazione apostolica di Giovanni Paolo II “Christifidelis laici”: il fedele laico “mediante la Fede e i Sacramenti dell’iniziazione cristiana è inserito come membro vivo nella Chiesa ed è soggetto attivo della sua missione di salvezza” (3).
All’incrocio tra i valori della Partenza e della nostra identità di laici nella Chiesa c’è il vero Servizio dell’RS.
Associativo, extrassociativo, in unità, in gruppo, in distretto, in Parrocchia, in un partito politico. etc.; in fondo solo diverse facce di un prisma che nella sostanza è fatto della stessa pasta:
”il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri”(4), e questo è un impegno che l’RS non può mollare mai!

Conclusione

- Come possiamo inserirci dopo anni di servizio associativo in un contesto diverso, come la Parrocchia o un’altra associazione, conservando il nostro stile il nostro modo di fare? Concretamente è possibile continuare ad essere scout in contesti completamente diversi? Sono necessari compromessi, quali?
- Se il dovere dello Scout comincia in famiglia, qual è la misura giusta di Servizio? Fin dove mi posso spingere senza alterare equilibri affettivi e/o doveri famigliari? Il servizio in coppia è una soluzione? E se lui/lei è “tiepidamente credente”?
- La vocazione alla vita consacrata può essere considerata la vetta del Servizio Extrassociativo? Oppure è un’altra cosa? Ci ho mai pensato?

(1) G. Lombardi: I valori fondamentali alla base della Partenza
(2) B.P. suggerimenti per l’educatore scout
(3) Christifidelis Laici
(4) B.P. Ultimo messaggio