il banco di prova del nostro sforzo educativo
Il comportamento sociale è il banco di prova del nostro sforzo educativo. Quando il ragazzo si confronta con la realtà ci accorgiamo quanto si sono radicati in lui i valori della Legge e della Promessa. E’ nel comportamento sociale che si manifesta o meno l’autenticità o l’ipocrisia dei comportamenti. E’ lì nella vita quotidiana che la canoa si misura con gli scogli e ci accorgiamo se chi la chi la guida la sa condurre da solo o no.
I capelli gialli, l’orecchino al naso, o altro, non sono esclusivamente una questione di stile scout. Certi comportamenti sociali sono il più delle volte emulazione, moda, ribellione etc., sono risposte sbagliate a bisogni giusti: essere accettati e amati da chi ci sta’ vicino.
E’ nostro dovere quindi aiutare il ragazzo nello sforzo di essere autentico, il che può essere molto faticoso e difficile, soprattutto per la paura di essere emarginati dagli altri, quelli con i quali ci si misura al di fuori della sede. La domanda di fondo alla quale alla fine bisogna dare una risposta è: “Quando io sono vero?”. Quando mi comporto secondo la Legge e la Promessa, tipicamente durante le attività scout, oppure quando mi comporto in modo diverso, tipicamente nel sociale. La risposta può anche arrivare dopo molti anni, alla firma dell’impegno o alla partenza, l’importante è che arrivi e che la domanda non perda di interesse e di importanza negli anni, che la ricerca della risposta sia costante e non si radichi nel tempo la doppiezza.
Noi come capi dobbiamo dare testimonianza che si può e si deve essere diversi quando il nostro essere Scout ci fa andare controcorrente. Non tutti gli RS hanno la capacità o la possibilità di essere capi unità, ma tutti devono essere capi di se stessi, cioè capaci di continuare ad autoeducarsi ed autogovernarsi, per essere autentici, coerenti e soprattutto liberi. Con l’esempio personale del capo si rende credibile, ad un ragazzo di 8 o 15 anni, che può diventare anche lui capo di se stesso.
